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Il comune di Vaprio d'Agogna appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Storia

Dalle origini al cinquecento

Vaprio nacque probabilmente in epoca preromana con l'apporto predominante di popolazione di origine celtica della tribù dei vertamocori che si sovrappose ad uno strato autoctono durante una delle invasioni del IV-II secolo a.C.
Il toponimo "Vaprio", a conferma di queste origini, deriverebbe dal gallico "Wabero", che si attesta su "Vabre-Voivre-Vavre" dopo l'impatto con la romanizzazione. Il termine "wabero", che per i celti riassume il significato di valle stretta con rio infossato, sintetizza bene la descrizione della morfologia del sito in cui era posto l'abitato: sulla sponda di un rio (il Terdoppio) in una valle (la Vaverina).
In seguito, sloggiato dalle frequenti e disastrose inondazioni del Terdoppio, allora sempre gonfio d'acqua e turbolento, l'abitato si spostò oltrecollina ove sorge adesso, attratto dalle migliori condizioni offerte da un'area pianeggiante, fertile e al riparo da cataclismi.
Si ricompose attorno ad un piccolo abitato residuo d'un accampamento militare romano, presumibile sede di una coòrte messa a guardia dell'antico "limes".
Un'ara silicea epigrafa dedicata a Giove Ottimo Massimo, a conferma della possibile passata presenza delle qauile imperiali in questo luogo, venne rinvenuta durante la costruzione del castello (XII - XIV secolo); si conservò murata ai piedi di una parete dell'antica chiesa del "castrum" e poi, nel 1820, venne donata alla cattedrale di Novara.
Tagliato fuori dalla strada "Francisca", decentrato, Vaprio non ebbe mai l'opportunità di decollare nè economicamente nè demograficamente. Nel medioevo fu assegnato al Comitato di Pombia. In seguito passò, con il diploma di Wurzburg del Barbarossa (1152), sotto i Conti di Biandrate.
Da allora seguì le sorti di Momo, feudo del Cazzaguerra, capostipite dei futuri De Capitaneo.
Nel 1402, Vaprio venne infeudato dal duca Gian Galeazzo Visconti di Milano al novarese Barbavara e successivamente venduto, come proprietà allodiale, a Cristoforo di Casate.
Nel 1534 i Casati, per 16.800 lire, lo cedettero a Galeazzo visconti, signore di Fontaneto. Rimase borgo visconteo fino agli inizi dell'ottocento.


L'età barocca: il seicento e il settecento

Nel secolo XVII la comunità religiosa del paese registrò l'avvento delle confraternite e di conseguenza l'avvio di una formale, oltre che sentita, partecipazione al culto.
L'8 gennaio del 1596 fu eretta dal vescovo Bascapè la "Confraternita del Santissimo Sacramento" con i beni lasciati da un privato di nome Monotto; il 30 giugno del 1647, con giuspatronato Vandoni, nacque la "Confraternita della Madonna del Carmine" con cappellania, che fu soppressa nel 1892.
L'abitato si consolidò sull'asse est-ovest indicato dall'attuale via Vittorio Veneto - via Guglielo Marconi e precisamente lungo il "decumano" che fa centro sul castello diventato bene allodiale dei Caccia.
Durante il settecento di imposero i piccoli proprietari terrieri chiamati dialettalmente "particular": sono i contadini conduttori in proprio delle "particelle" di terreno, quasi sempre avute dal feudatario a compenso di servizi lavorativi prestati senza salario.
Nel 1723 la mappa Teresiana aggiornò per la prima volta i confini di tutte queste particelle che, aggregate nel tempo, formarono i possedimenti della nuova classe sociale dei "coltivatori diretti".


L'ottocento e il novecento

Complice la fine del feudalesimo, due importanti famiglie del ceto emergente, all'inizio dell'ottocento, acquistarono gran parte dei fertili terreni della campagna vapriese: la famiglia Bono e la famiglia Acerbi - Vandoni che rappresentarono per un secolo i nuovi maggiorenti del paese.
Queste famiglie oggi estinte, sono ricordate da due imponenti sepolcri: in quello dei Bono trovò sepoltura il giovane garibaldino Gaudenzio Bono, cugino degli eroici fratelli Cairoli, caduto nella battaglia di Mentana nel 1867.
La popolazione di Vaprio, escluso qualche artigiano, viveva con il lavoro dei campi. Il territorio era fertile e predisposto ad ogni tipo di coltivazione. I Bono e gli Acerbi - Vandoni, che sostituirono il feudatario, si prodigarono per sfruttare al massimo questa fertilità e si procurarono aree irrigue con la canalizzazione delle acque derivate da nuove fontane e da cavi intercomunali.
Il paese grazie alla crescita dei redditi ma soprattutto alle rimesse dei molti vapriesi emigrati in cerca di lavoro, a fine ottocento registrò un forte sviluppo abitativo che prolungò l'insediamento verso sud, lungo la strada per Castelletto di Momo.
Gli amministratori del paese assecondarono le richieste di terreno coltivabile mettendo in vendita l'area di proprietà comunale posta ad est oltrecollina, nell'ancora incolta Vaverina e nel 1907, per maggior comodità di collegamento, fecero costruire il ponte sul Terdoppio prima attraversabile a guado.
Oggi Vaprio conta circa mille abitanti e mostra bene i segni dei notevoli cambiamenti avvenuti soprattutto negli ultimi decenni: solo gli anziani, per esempio, parlano ancora il dialetto e l'agricoltura non è più, come è sempre stato in passato, la principale attività lavorativa dei suoi abitanti, anzi, le famiglie dedite alla coltivazione dei campi si possono contare sulle dita di una mano.
La chiesa Parrocchiale, il castello e la chiesina cimiteriale sono i punti di maggior interesse storico del paese.
Dal 1863 Vaprio ha assunto, con regio decreto di Vittorio Emanuele II, il nome di "Vaprio d'Agogna".


Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese - Volume 27 Le Terre bagnate dall'Agogna"
Provincia di Novara 1998.